Jade

“Abbiamo deciso di andare sulla luna perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre.”

 

John F. Kennedy

 

 

1964, cinque anni prima che l'uomo vi metta piede, un ex pilota militare e ingegnere civile formatosi per 10 anni presso la Maison di Cristóbal Balenciaga porta la donna sulla luna.

In passerella sfilano gonne corte, minidress iper costruiti, volumi geometrici, colori metallici, materiali vinilici: André Courrèges inaugura quella Space Age che troverà il suo apice nella collezione del 1969 (lo stesso anno dell'allunaggio di Amstrong).

Con i suoi abiti dal profilo elegante Courrèges si sforza di sintetizzare in un unica unità design, architettura e moda, inoltre, dando vita ad una collezione ricca di pantaloni e in cui trionfano le iconiche flat shoes, André si fa portavoce del femminismo: “Sulla strada dell’emancipazione e del futuro si cammina con i tacchi bassi” afferma. Star del calibro di  Romy Schneider, Françoise Hardy e Catherine Deneuve non riescono a resistere al magnetismo di questa moda nuova di zecca. Libere da corsetti e reggiseni costrittivi, le donne che scelgono Courrèges indossano abiti fatti di plastica e illuminati da colori fluo.

In quel periodo la febbre per lo spazio continuava a salire, e questo grazie a pellicole amatissime come 2001: Odissea nello Spazio di Kubrick e un po' di quel mondo extra-terreno iniziava ad entrare nelle case della gente attraverso gli oggetti, rigorosamente curvilinei, progettati da grandi industrial designer come Vitra, Gaetano Pesce e Vico Magistretti; tuttavia non tutti capirono la moda proposta dallo stilista Basco, per Coco Chanel ad esempio “quei capi bianchi infagottati” erano “più adatti alle bambinette di due o tre anni”.

Nella sua conquista dello spazio il designer non era comunque solo, al suo fianco Pierre Cardin e Paco Rabanne, in quegli anni creatore di Barbarella, un'icona di stile destinata a dettare legge negli anni a venire.

 

Il tempo passa e le mode scompaiono e riappaiono ciclicamente, lo stile di  Courrèges resta però attuale e non smette di essere un riferimento. Gli anni '90 vedono l'affermarsi della “gynoid couture” firmata da Thierry Mugler, che nella sua collezione Haute Couture Autunno/Inverno 1995/96 celebra la donna androide, e si concludono con gli  “hardware bodysuits” della Fall/Winter 1999-2000 by Givenchy. Nel 2007 è invece Hussein Chalayan ad afferrare l'occasione per presentare una donna venuta da un'altro pianeta che veste abiti metamorfici: partendo dalle originarie linee vittoriane questi pezzi prendevano vita mutando la loro forma.

Tra gli stilisti contemporanei influenzati dalla Space Age, possiamo annoverare anche Miuccia Prada e Marc Jacobs con il loro slancio verso i tessuti più tecnologici, ma anche brand come Moschino, Comme des Garçons, Rick Owens, Garreth Pugh, Margiela, Marques Almeida e Faith Connexion intrattengono un debito con questo recente passato.

Nell'autunno Autunno/Inverno 2017-18,  quasi 50 anni dopo la sua sfilata spaziale, il concept di Courrèges non perde in freschezza, così star assolute e indiscusse del fashion system si lasciano ammaliare dai raggi lunari, è il caso della collezione Chanel pensata da Karl Lagerfeld e della campagna Gucci ideata da Alessandro Michele.

 

Oggi a guidare la rinascita di Courrèges troviamo due ex pubblicitari di Metz, Jacques Bungert e Frédéric Torloting, già al vertice della Young&Rubicam. Seguendo l' imprinting del loro predecessore i due non si stancano di ripetere che “la moda senza moda è molto più che una moda!”